mercoledì 11 novembre 2009

Alternativa democratica al pericolo ronde.

Premetto che non avrei alcuna difficoltà ad aderire ad una proposta (qualora la condividessi) di un consigliere dell’uno o dell’altro schieramento, così come non ho mai risparmiato critiche a destra tanto quanto a sinistra.
A proposito delle ronde, pertanto, ritengo utile evidenziare come, accanto ad una già espressa contrarietà per ragioni che ho avuto modo di evidenziare (il rischio di un aumento della tensione e il “fastidio” in più proprio per il lavoro delle forze dell’ordine), sia utile che io sottoponga soluzioni alternative a chi chiede risposte, pur rifiutandomi di contribuire ad un’opera di terrorismo psicologico che oggi si rischia di alimentare nei confronti dei cittadini.
Registro che ormai il consigliere Proto vuole fare di queste ronde (termine chiaramente introdotto proprio ad arte per dare un sapore ideologico e populistico a questa proposta, diversamente poco pubblicizzabile) dei corpi “tuttofare”, la cui consistenza peraltro è tutta da verificare.
Anche nella sciagurata ipotesi in cui si volesse discutere dell’argomento nel corso di una seduta di consiglio comunale monotematico, mi pare opportuno formulare una proposta molto più fattibile e, se mi è consentito, civile (o certamente meno pericolosa).
Partiamo dall’assunto che esistono aree della città più desolate e aree invece in cui vi è una maggiore concentrazione di persone. Anzitutto, bisognerebbe prevedere uno sforzo estremo da parte dell’amministrazione al fine di individuare le zone da coprire con la illuminazione pubblica: potrebbe bastare una ricognizione del genere a disincentivare determinate condotte da parte di chi è alla ricerca di condizioni e contesti favorevoli per delinquere o molestare soggetti più deboli. Si sa infatti che una via buia è molto più appetibile come teatro di reati (proprio per la facilità con cui i malviventi possono agire e poi sfuggire alla legge) di quanto non lo sia una strada trafficata.
Nelle zone con maggiore concentrazione di gente, come la piazza o le aree limitrofe, o, comunque, dove possibile, sarebbe poi utile installare telecamere controllate dalle forze dell’ordine, in grado di rappresentare un elemento di sicurezza, senza dispiego ulteriore di energie e, soprattutto, senza che la presenza invasiva di “squadroni” improvvisati urti la sensibilità e la serenità dei cittadini.
Che ne pensano il Sindaco e la maggioranza? E, soprattutto, perché l’opposizione non fa sua questa proposta?

giovedì 5 novembre 2009

Sulla sentenza della Corte europea.


La Corte europea ha statuito che l’esposizione dei crocifissi nelle aule di scuola “è contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione”. Un sondaggio su corriere.it ha messo in luce che dei circa 40mila votanti, il 56,5% ha apprezzato la sentenza. Segno (ennesimo) che i cittadini sono molto più laici dei partiti?
Nessuno ha potuto controbattere alla sentenza nel merito usando argomenti tecnico-giuridici, ma si è preferito glissare con un po’ di sano vittimismo, in un Paese in cui si è abituati a gridare all’anticlericalismo e ad avere tutti i mezzi di comunicazione pronti ad accorrere in soccorso. E’ stato così smascherato come il mondo dei partiti italiano sia ancora una volta tutto unito, da destra a sinistra, da Mantovano a Bersani, soprattutto quando si tratta di tradire i principi di laicità. Si è parlato di sentenza politica, si è gridato al relativismo come causa di tutti i mali del nostro tempo, si è parlato di intolleranza laicista che tenderebbe a liberarci da una antica tradizione. Probabilmente nemmeno Benito Mussolini, quando decise negli anni 20 di emanare i decreti con i quali si introducevano i crocifissi nelle scuole e nelle aule di tribunale, avrebbe mai immaginato che quasi un secolo dopo la partitocrazia italiana sarebbe stata quasi tutta sulle sue stesse posizioni.
Quando frequentavo la scuola elementare, c’era l’usanza a dir poco violenta e irrispettosa di far recitare a tutti la preghiera, all’inizio e alla fine della lezione. Sembra poco, eppure immaginate quanto potesse essere “antipatico” per un bambino appartenente ad un’altra religione non sapere una parola di quella preghiera perché figlio di genitori atei o diversamente credenti. Ma, soprattutto, cosa c’entra l’ ”Ave Maria” o il “Padre nostro” con la scuola? Questa usanza è fortunatamente scomparsa e la cosa credo abbia prodotto solo effetti positivi.
Ma oggi, è davvero incredibile e insopportabile che si possa comparare la croce alla foto del Presidente della Repubblica che pure campeggia in ogni aula di scuola: l’una rappresenta una comunità di fedeli (quand’anche maggioritaria, questo non dovrebbe cambiare i termini della discussione, se accettiamo i principi di una democrazia liberale rispettosa di ogni individuo e ogni minoranza), l’altra rappresenta tutti i cittadini di questo Paese; è davvero paradossale che chi invoca la laicità delle istituzioni pubbliche debba essere tacciato di intolleranza e violenza solo perché sostiene che i luoghi pubblici non devono contenere riferimenti religiosi; è formidabile che qualcuno possa poi confondere un simbolo personale (pensiamo alla croce in una collana o anche al velo, simboli che si scelgono e si indossano individualmente) con un simbolo collettivo qual è la croce (affissa in un’aula scolastica) nella quale invece si presume che tutti dovrebbero riconoscersi. Insomma, davvero gli argomenti per difendere il mantenimento di una simile “tradizione”(come l’ha chiamata Bersani) sono scarsi, poco presentabili e soprattutto latitano.
Ma mi si dica, in conclusione: chi è l’intollerante, chi chiede il rispetto delle diversità o chi impone la propria fede agli altri?

venerdì 30 ottobre 2009

Carceri, Brindisi, sovraffollamento, Stato di diritto, pena di morte.

Premessa: Da una caserma dei carabinieri al Tribunale, da Regina Coeli al reparto detentivo dell'Osepdale Sandro Pertini. Avverto che le immagini che seguono sono decisamente forti.

http://www.cnrmedia.com/notizia/newsid/6267/il-caso-di-stefano-cucchi-morto-per-una-caduta-in-carcere-ecco-le-foto-mostrate-dalla-famiglia.aspx

Ho letto con estremo interesse l’articolo di Renato Rubino apparso sul Brindisino e relativo all’emergenza carcere.
Ho letto con interesse perché appartengo a quel gruppo di persone (politici e non) che negli infuocati giorni di ferragosto sono andate a fare visita ai detenuti.
La realtà brindisina (dove mi sono personalmente recato assieme al sen. Caforio), ben descritta da Rubino, è coerente con tutti i casi nazionali. Il carcere in barba all’art. 27 della Costituzione (per il quale la pena ha funzione rieducativa) diventa luogo di illegalità, nel quale vige, di fatto, la pena di morte, se è vero come è vero che nel solo 2009 abbiamo avuto oltre 50 suicidi (dato in continua crescita di pari passo col sovraffollamento del carcere).
Carcere “fuori dalla Costituzione”, come ha detto lo stesso Ministro Alfano. Ma attenzione: io ci vedo quasi un compiacimento della politica, una convinzione nascosta che la sofferenza del detenuto sia un bene per la società, perché questa condizione fa sentire i cittadini che vivono all’esterno, più sicuri. Questo è il prodotto delle campagne ideologiche anti-indulto, delle campagne sulla paura che richiede interventi spietati e non curanti delle regole e della legge, se necessario.
E’ vero, il 68% dei detenuti usciti commette nuovi reati in poco tempo; ma quanti sanno che questa percentuale si riduce al 19% per chi beneficia di provvedimenti di clemenza o di misure alternative? Praticamente nessuno. Anche perché, che interesse hanno a dirlo quelli che fondano i loro successi elettorali sulla paura dei cittadini? Per non parlare della penosa condizione degli agenti: solo per prendere il caso di Brindisi, 154 invece dei 194 assegnati. Di fronte a questa situazione è tutto il pianete carcere a esplodere.
Insomma, meglio allora parlare di provvedimenti più falsamente tranquillizzanti, demagogici e irrealizzabili, come la costruzione di nuove carceri (con quali soldi e in quanto tempo?!), anche se di detenuti ne entrano quasi mille ogni mese. Forse, una riflessione andrebbe fatta allora sul sistema giustizia, sulla opportunità di depenalizzare molti reati e appunto sulle misure alternative.
Poi, certo, mancano spazi di socializzazione, possibilità di lavoro e, perché no, di intimità con il proprio partner: anche in questo, il nostro Paese è arretrato perché non concede ai detenuti neanche lo spazio per normali e fisiologici rapporti sessuali. Scandalo!
Insomma: se tutto questo ci è noto, dovremmo chiederci perché, grazie a chi o a cosa.
Attenzione allora a non liquidare un evento come quello di quest’estate (la più importante e grande visita ispettiva mai realizzata in Europa) come una passerella. Intanto perché se si parla di sovraffollamento di carceri e contemporaneamente di sottodimensionamento di agenti, questo è già un merito che va riconosciuto agli organizzatori della visita ispettiva.
Prima del ’76 (e cioè prima dell’entrata in Parlamento di Pannella e compagni) in quei luoghi di disperazione non si poteva accedere: il carcere era zona off limit anche ai parlamentari. Basta solo questo dato a dare l’idea e a lasciare spazio all’immaginazione su quanto interesse la partitocrazia prestasse all’argomento.
E’ per questo che, tra le altre iniziative, i radicali pugliesi hanno chiesto alla Giunta Vendola la nomina del Garante dei detenuti regionale, il lavoro del quale, accompagnato da uno svuotamento delle carceri non più prorogabile ed eludibile, potrebbe essere utilissimo a porre sotto i riflettori in maniera costante una realtà ignorata, senza dover aspettare le emergenze.

mercoledì 28 ottobre 2009

Ronde a Francavilla? Non scherziamo...


Ho letto, con una certa inquietudine, della proposta di un consigliere comunale di maggioranza volta a chiedere l’istituzione delle ronde nella nostra città. Direi che ci manca solo quello. Tira infatti una brutta aria e pare si stia tentando di soffiare sul fuoco per creare ad arte un clima di tensione.
Si dice che in due settimane sarebbero state raccolte a sostegno di questa iniziativa oltre 1.800 firme. In attesa di vederle effettivamente, ritengo che non si possa minimamente consentire di far (anche solo) circolare un’idea così folle.
La creazione delle cosiddette ronde non è altro che un’azione propagandistica che rischia di portare solo caos nella città.
Peraltro, inquieta particolarmente che le suddette ronde possano essere ricollegabili a fazioni politiche (visto che l’autore dell’iniziativa è appunto un consigliere comunale e lo stesso ha dichiarato di volersi "arruolare"), con tutte le conseguenze intuitivamente nefaste: in alcuni Comuni del nord l’unico strabiliante risultato è stato l’aver creato scontri tra componenti delle ronde e militanti di sinistra. Sono stati gli stessi sindacati dei carabinieri a sostenere che, con l’istituzione delle ronde, si rischia un doppio lavoro, contro i delinquenti e contro i fanatici della sicurezza.
L’augurio è pertanto che l’amministrazione Della Corte, dopo una serie di provvedimenti proibizionisti adottati in estate (sui quali mi espressi all’epoca negativamente), non voglia ulteriormente caratterizzarsi accogliendo questa proposta che potrebbe servire solo a diffondere paura.
Invece di adottare provvedimenti pericolosi, se si vuole aiutare la cittadinanza a sentirsi più sicura, si cerchi di portare la “vita” nelle zone normalmente trascurate.
Mi auguro che il Sindaco si esprima in maniera netta sull’argomento e che dal canto suo l’opposizione non rimanga a guardare.

venerdì 23 ottobre 2009

Incontro con i giovani democratici.

Lunedì prossimo Sergio Tatarano, in qualità di presidente della Cellula Coscioni, incontra i giovani democratici di Francavilla per concordare alcune iniziative in comune sul tema della laicità. Si parlerà, tra le altre cose, della proposta di mozione sull'informazione sessuale da presentare in Provincia di Brindisi e delle eventuali strategie per arrivare all'approvazione della stessa.

lunedì 28 settembre 2009

Mozione a sostegno degli strumenti per evitare le gravidanze indesiderate e le mallattie sessualmente trasmissibili. La Provincia di Brindisi ci sta?


Ecco di seguito il testo della mozione presentata dal sottoscritto in occasione della festa del PD e consegnata direttamente alla segretaria provinciale dei Giovani Democratici con cui si chiede (come avvenuto in Provincia di Roma) un impegno diretto dell'amministrazione provinciale a sostenere una campagna a favore dell'uso del preservativo.

MOZIONE
Oggetto: Sostegno a campagne di informazione e prevenzione, mirate a sensibilizzare i giovani del territorio provinciale in relazione alle malattie sessualmente trasmissibili e alla prevenzione di gravidanze indesiderate.

Premesso che
uno stato laico, nell'affrontare malattie come l'AIDS o altre malattie sessualmente trasmissibili, deve impegnarsi a garantire tutte le politiche a tutela della salute dei cittadini e, in particolare, delle fasce economicamente o culturalmente più deboli;
in Italia, a fronte della presa di coscienza che l'epidemia si diffondeva al di fuori dei gruppi che inizialmente presentavano la maggior parte dei casi di AIDS, si era scelto non di fornire gli strumenti per limitare la possibilità di contagio bensì di indicare come unico mezzo di prevenzione l'eliminazione dei comportamenti a rischio, e che solo in un secondo tempo, ad opera prima di Associazioni di volontariato e in seguito di Enti locali particolarmente illuminati, sull'esempio di altre nazioni, si è intrapresa un’ opera di informazione ed educazione sanitaria, la distribuzione di siringhe monouso e profilattici;
nel corso degli ultimi anni però si è assistito ad un nuovo innalzamento nel numero dei contagi, statisticamente accertato dall'Osservatorio Nazionale AIDS, e che se inizialmente, in Italia, la via preferenziale di inoculazione erano le siringhe utilizzate dai tossicodipendenti, ora la trasmissione per via sessuale, e soprattutto eterosessuale, è la principale causa di contagio;
l'AIDS inizialmente veniva relegata a malattia di categoria e che l'informazione e le campagne di prevenzione vennero modellate su questa errata valutazione il cui principale risultato fu da una parte la colpevolizzazione e l’emarginazione di una fetta di popolazione, e dall'altro, la creazione di una falsa aurea d’immunità nella rimanente parte;
Premesso ancora che
dal punto di vista delle politiche di prevenzione delle interruzioni di gravidanza va invece ricordato che in Italia il ricorso alla contraccezione ormonale (la più sicura in assoluto) è ai minimi europei (meno del 20%) e la Puglia è tra le regioni in cui solo l’8,9% la utilizza;
sotto i 25 anni, oltre un terzo delle ragazze, pur avendo rapporti sessuali, non usa metodi contraccettivi e le under 14 che chiedono il ricorso all’interruzione di gravidanza sono ancora in aumento, come pure in clamoroso aumento sono le malattie sessualmente trasmissibili (la Clamydia è aumentata di 10 volte in altrettanti anni);
considerato che
una delle fasce di popolazione maggiormente esposta è quella dei giovani tra i quali, la naturale scoperta della sessualità non è accompagnata praticamente da nessuna forma di informazione sessuale né da parte delle famiglie né da parte delle istituzioni; il problema principalmente riscontrato in diversi studi sulla popolazione, sia giovane che adulta, per l'uso dei profilattici è la relativa difficoltà di reperimento nonché il loro alto costo;
la protezione sessuale, d’altronde, è un’attenzione, una sana abitudine che denota amore e rispetto per se stessi e per gli altri;
l'importanza di abituare all'uso dei profilattici, facilitandone il reperimento e abbattendo le barriere culturali che ancora lo fanno considerare una sorta di tabù, garantire la qualità del prodotto e, non ultimo, fornire una adeguata informazione sia sull'uso corretto che sulla effettiva utilità nella prevenzione,
significa fornire non solo uno strumento di prevenzione, ma una reale possibilità di scelta consapevole;
il Consiglio Provinciale di BRINDISI
impegna il Presidente e l’Assessore competente
- a sostenere nel territorio della PROVINCIA DI BRINDISI le campagne di informazione, prevenzione e sostegno alla ricerca nella lotta contro il diffondersi del virus Hiv e di ogni altra malattia a trasmissione sessuale;
- a sostenere l’insegnamento dell'informazione sessuale e l’installazione di distributori di preservativi negli istituti superiori;
- a sviluppare un programma completo - destinato ai giovani che vivono o studiano nel nostro territorio - per sostenere una corretta informazione sessuale, precisando che tale programma debba comprendere, tra gli altri progetti e iniziative, l'installazione nei locali o nei pressi delle scuole di istruzione secondaria superiore, in accordo con gli organi di direzione delle stesse, di distributori automatici di anticoncezionali (preservativi).

domenica 20 settembre 2009

Esito della sortita radicale in Consiglio Comunale.

Desidero ringraziare tutti i consiglieri di PD e UDC che hanno sottoscritto la petizione sull’elezione diretta del difensore civico.
Da notare che, mentre alcuni consiglieri di maggioranza avevano già in precedenza preso posizione sulla stampa, esplicitando le ragioni (non condivisibili) della loro contrarietà a tale iniziativa, resta invece il mistero sul perché il gruppo IdV-DpC abbia ritenuto di non firmare. Sarebbe opportuno, oltre che utile per la crescita del dibattito sull’argomento, che chi ha accuratamente schivato la petizione fornisse qualche spiegazione ufficiale del (sia pure legittimo) rifiuto, per rispetto non verso di me ma verso la cittadinanza.
Personalmente, il mio unico obiettivo è e resta quello di fornire uno strumento a tutela dei cittadini, obiettivo per il raggiungimento del quale l’elezione diretta ritengo sia lo strumento più adatto. Ci si dica chiaramente cosa c’è di non condivisibile in tutto ciò, specie da parte di una forza di opposizione.
L’augurio, ora, è che i consiglieri che hanno firmato si impegnino anche in prima persona alla diffusione della petizione. Diversamente, l’ostruzionismo e i numeri della maggioranza avranno la meglio sull’interesse della collettività.