mercoledì 6 febbraio 2008

Per il deserto, sempre a destra.




Mi interesso di politica da anni, cercando di intromettermi di forza nel dibattito sulla stampa e in rete. Mi accade di mostrarmi critico nei confronti del centrosinistra, delle sue difficoltà propositive, spesso incagliate negli interessi più spiccioli, e della limitata capacità che esso dimostra nel porsi come credibile alternativa alla destra. A volte, per questa ragione, vengo guardato un po’ in cagnesco proprio da sinistra, perché non si riesce a capire cosa diavolo voglia io, come se non fossi libero di pensare e manifestare le mie idee, senza il pericolo di dover necessariamente seguire una linea di obbedienza, secondo una (bizzarra) equazione che vuole che se critichi sei in malafede.
Oggi riflettevo sulla deludente e settaria deriva del Pd e, in particolare, sull’inesistente contenuto programmatico come sulla mancata rappresentanza di una componente giovanile. Sia chiaro: io sono contrario alle riserve indiane, siano esse quelle dei "giovani democratici" o "comunisti" o delle quote rosa, ghettizzazioni create proprio per evitare una assunzione seria di responsabilità ed una effettiva commistione tra nuovo e vecchio (che a volte significa tra “incapace” ed “esperto”). Un modo (illiberale) per regalare un contentino a coloro che servono solamente per qualche “spot”. Ma comunque, di fatto, giovani e donne ce ne sono pochi.
Ciò detto, però, la cosa che più manca a Francavilla è un dibattito “con” e “nella” destra. Vi è una desertificazione totale, in una destra completamente espropriata di qualsiasi idea: nemmeno cattiva, semplicemente, soltanto "afferrabile". Una volta stare di là significava portare con orgoglio la propria intransigente fermezza (per non dire intolleranza), oggi neppure quello! Oggi, a Francavilla, si registra solo e soltanto qualche dibattito (imposto da pochi e per fortuna) sulle ragioni della sinistra, sugli strumenti di una alternativa valida da opporre al cristallizzato, regime ventennale francavillese. Dall’altra parte l’adesione muta ed ideologica ad una delle due chiese: Fi o AN. Non a caso ho organizzato una conferenza stampa bipartisan sulla moratoria della pena di morte, non a caso ho invitato tutti i politici ad un dibattito a più voci sull’eutanasia (sabotato quasi scientificamente) o, ancora, l’assessore Bungaro ad un confronto sulle droghe. Si preferiscono, a destra e sinistra, invece, le sfilate in occasione della visita di qualche alto esponente di partito.
Porgo allora un assist alle forze e ai partiti di destra perché partecipino a confronti pubblici: parliamo di preservativi, di scelte di inizio e fine vita, di droghe, ma anche di temi locali, di vivibilità della nostra città. Dirò di più: parliamo di democraticità dei partiti, confrontiamoci su questo. Perché è il dibattito, il livello del dibattito fra tutti, che deve crescere; perché se anche la destra non cresce, non può crescere neppure Francavilla.

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